Recensione di Giancarlo Maero: Ormai i Satyricon sono star consacrate in patria. Il loro allontanamento dagli stilemi black è il prezzo da pagare per una band dalle capacità indiscutibili, che a un certo punto, insieme al nuovo gotha della musica estrema made in Norway (DHG, Thorns), ha deciso di cambiare un po’ aria (e di tirar su qualche soldo, probabilmente). Nessuno può negare la “ribellione” degli ultimi tre album, seppure un po’ strombazzata e forse non “stravagante” in senso assoluto, ma pregevole ed inizialmente efficace nel rimpastare idee vecchie e nuove in un contesto molto più ampio del canonico black.
La storia ci insegna che non è però possibile vivere in uno stato di perenne rivoluzione, e quindi si aprono due strade: o c’è un altro atto sovversivo, o i piromani diventano pompieri. Il lungo silenzio di DHG e Thorns è una spia preoccupante di per sé, e “Now, Diabolical” mostra la via della standardizzazione di quel che voleva apparire come rivoluzionario. Con la coppia di apertura di “Now, Diabolical” e “K.I.N.G.” vengono replicati gli anthem a presa rapida presenti in “Volcano” (evidentemente i nostri ci tengono, ma la domanda è: ci frega veramente di poter dire che i Satyricon sono catchy, che hanno un tiro ddapanicoddapaura?); quindi, come in passato, si procede a incupimenti e dilatazioni sonore costruite su di un’accurata architettura armonica e una maligna spettralità (“Delirium” su tutte).
Il consueto suono arido, povero di bassi e dalla batteria in evidenza, la voce caustica di Satyr; tenui giochi elettronici, qua e là dettagli d’ambiente (come i sintetizzatori e gli ottoni di “The Rite Of The War Cross” o “To The Mountain”). Ma anche una pericolosa sensazione di già sentito e di ripetizione a colpo sicuro; o nemmeno tanto: dopo il terzo pezzo già si riciclano riff (da questo ed altri dischi), “The Darkness Shall Be Eternal” è addirittura inadeguata.
Ai nuovi Satyricon manca un po’ di focalizzazione che li salvi da dispersività e prolissità capaci di annegare il loro talento. Orecchie esperte non possono comunque fremere d’entusiasmo, e se questo sarà un altro bestseller, buon per loro, ma la rivoluzione sembra a un punto morto; la plebe attende. |