Recensione di www.rockaction.it: I King Crimson sin dalla loro nascita sono stati etichettati come band art-rock e non sempre come complimento; ma questo non è mai stato un problema per Robert Fripp, chitarrista e depositario dello spirito della band, che, puntando su composizioni molto elaborate e sui testi sibillini di Sinfield, non voleva di certo piacere alla massa (per lui le accuse di intellettualismo borghese si sono sprecate). La meta del virtuoso chitarrista era passare dall’accezione del rock “fisica” a quella “mentale” e, con questo scopo ben prefisso nella mente, i King Crimson danno alla luce “In the court of the Crimson King”, album che segna l’inizio della loro avventura e che contribuisce alla nascita del Progressive come genere musicale; l’anno è il ’69, ma ascoltando questo disco non si ha di certo quest’impressione (ancora oggi riesce a sembrare attuale), merito probabilmente di una produzione che lo eleva nettamente al di sopra degli standard dell’epoca. Difficile scegliere gli highlight di questo album: il gruppo passa con grande naturalezza dal rock graffiante e acido di “21st century schizoid man” (magnifica la voce effettata di Lake), all’atmosfera melodica di “I talk to the wind” (dove il flauto di McDonald sembra parlare direttamente all’anima), dall’epica e straziante “Epitaph” a “Moonchild”, canzone romantica e triste che fa della semplicità un’arma vincente. A chiudere il lotto ci pensa la stupenda title-track, a cui viene affidato l’arduo compito di racchiudere il Fripp-pensiero: la canonica “forma-canzone” viene abbandonata per lasciare il passo alla ricerca estetica; la ricerca del “bello” è il fine ultimo, senza compromessi o autocompiacimenti. Naturalmente se odiate visceralmente le atmosfere rarefatte, le fughe di chitarra e mellotron e le parti strumentali che viaggiano dalla psichedelia al jazz, fuggite questo disco come la peste; ma se vi abbandonate completamente alla musica, se vi fate investire dalla cascata di note che sgorga dagli strumenti, insomma... se vi lasciate condurre da Fripp e soci al cospetto del Re Cremisi, a quel punto... non potrete far altro che inchinarvi.
Renzo Giannini. |