Recensione di MASTERPIECE: A distanza di dieci anni la leggenda del grind ritorna con nuovo album e lo fa nel migliore dei modi. Non � facile parlare dei BRUTAL TRUTH. Si potrebbe dire tutto, ma anche nulla. Forse meglio lasciare spazio alla loro musica, alla loro dissacrante ironia e massiccia dose di ultra violenza che in ogni loro disco hanno saputo creare. E� doveroso comunque puntualizzare: i Brutal Truth sono stati, sono e saranno il GRIND. A prescindere da tutto. Il passato glorioso non si cancella. La genialit� ed il saper guardare oltre neppure. Dischi come �Extreme Conditions�� e �Need To Control� sono stati pietre miliari per la crescita del genere e la sua evoluzione. Sono stati poesia lirica decantata da quattro "redneck", sono stati ricerca e sperimentazione senza troppi intellettualismi e manierismo. La musica dei Brutal Truth � vera, genuina, verace e sanguigna. Molte volte la musica ne rispecchia gli autori. Il nuovo album parte proprio da qui. Porta evoluzione sonora e concettuale e genuina brutalit� al genere. Un evoluzione che in pezzi come �Sugardaddy� e la titletrack � arricchita per esempio da incursioni nello sludge pi� marcio, o come in �War Is Good� da schizzate divagazioni noise: un minuto e mezzo di puro parossismo grind contaminato dalle urla di un sax (o cos� sembra) degno del migliore JOHN ZORN. Questo album, come recita il titolo, � evoluzione. Ma anche rivoluzione. Terminologia e concetti mai cos� vicini, assemblati simbolicamente ed in modo simbiotico da una correlazione musicale bastarda, sporca e proletaria, che diventa strumento non solo di protesta, ma anche mezzo per sfogare una rabbia mai sopita. La brutale verit� � che sono tornati i Maestri. Orrenda realt� per gli epigoni � che ora dovranno prostrarsi dinanzi a cotanta grazia. Il grind � fedelt�!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! |